Comune di Campolongo sul Brenta

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Cenni storici

L’attuale denominazione di Campolongo sul Brenta, nella sua attuale specificazione “sul Brenta” è piuttosto recente, risale infatti a subito dopo l’unificazione del Veneto al Regno d’Italia.

Campolongo risale al 1347, con il chiaro significato di “campo lungo”, indicante quella lunga e stretta striscia di terra tra Brenta e montagna bonificata sotto la guida dei monaci bendettini del monastero di Campese fondato dall'abate Ponzio di Cluny nel 1124, di ritorno dalle crociate in Terrasanta.

Campolongo non è però il toponimo più antico del nostro territorio, giacchè deve lasciare il primato ad un nome, molto più antico: Guaiva (Aqua Viva, nel significato di sorgente), territorio di mezzacosta, particolarmente esposto al sole. Qui il 5 marzo 1177, don Uberto, priore del monastero di Campese investe, dà cioè a livello, a tal Martino fu Menegolino da Campese un sedime di sei campi e un prato per un complessivo canone annuo di 36 soldi e ventiquattro giornate lavorative (opere).

Alla fine del ‘300 anche la nostra valle fu funestata dalla famigerata peste del 1348, ricordata come la “morte nera”, che praticamente dimezzò la popolazion dell’Italia. La peste si ripresenterà a più riprese nel quindicesimo e sedicesimo secolo, e precisamente nel 1424 e 1478, come nel 1510 e 1576, senza dimenticare la pestilenza, di manzoniana memoria, del 1630. La tradizione ricorda che da questo evento ha avuto origine la processione di San Rocco, il 15 agosto di ogni anno, da parte della popolazione del nostro paese. Tradizione che dura tuttora.

Nel 1404, la Destra Brenta e i Sette Comuni (e con loro Valstagna, Oliero e Campolongo, allora comune unico) si danno alla Repubblica Veneta. In questo secolo, all'iniziale economia del territorio di valle, fondata quasi esclusivamente sulla coltivazione del suolo e sulla pastorizia si affianca l'attività di mugnai, zattieri e segati, cioè di addetti alla lavorazione del legname. Anche Campolongo aveva le sue seghe. Nel 1422 si parla per la prima volta della presenza di seghe sul nostro territorio, nell’attuale contrà Contarini. Il proprietario era Antonio fu Pace (una delle più famiglie di Campolongo ora estina), che vende il diretto dominio, cioè la proprietà, di un sedime e di una sega, al prezzo di 120 ducati, ad un certo Antonio di Domenico da Visele (San Donato di Lusiana), di professione “pellizzaro”, lavoratore di pellicce, capostipite delle attuali famiglie Pellizzari.

Nel ‘500 le condizioni di vita delle contrade del Canal di Brenta sono rese precarie dalla guerra (Lega di Cambrai, 1508). La valle, luogo di transito di eserciti, scriverà pagine di eroica resistenza nella strenua difesa della propria terra. Nel 1509 scende per la nostra valle l’imperatore Massimiliano per conquistare Bassano e Padova, cui fa seguito, nel 1532, il passaggio delle truppe dell’imperatore Carlo V.

In questo periodo, la nostra contrada (allora unita, come si è detto, alle altre due di Valstagna e Oliero), contava 1377 anime. Una convivenza non certo senza difficoltà. Il motivo del contendere era lo sfruttamento del patrimonio di montagna, di proprietà dei cittadini delle singole tre contrade. Dai mugugni e dalle divergenze verbali si passerà ai fatti nel 1559, anno, nel quale, le tre contrade decideranno di procedere all'elezione “separata” dei sindaci, creando così le premesse per quella divisione dei beni collettivi. Tre sindaci, uno per contrada, dunque. Ciascuna contrada agirà autonomamente per quanto riguarda lo sfruttamento dei propri beni di montagna. Sarà però mantenuta la cosiddetta vicinia generale, la riunione cioè, di tutti i capifamiglia delle tre contrade, limitatamente al governo delle cose di interesse generale. Il primo sindaco di Campolongo, che durerà in carica un anno, sarà Gerolamo Lovato.

Questo il primo segnale della futura separazione a livello amministrativo che verrà sancita nel 1707. Separazione che si era però già verificata sul piano religioso. L’unità ecclesiale (una sola chiesa e una sola parrocchia (Oliero) si era già sfaldata con la costruzione di una chiesa a Valstagna e la sua costituzione in parrocchia (1521). Ad essa farà seguito la costruzione della prima chiesa di Campolongo, nel 1637, e la sua erezione a parrocchia, neppure trent’anni più tardi, nel 1664.

Verso la seconda metà del Seicento, il nobile veneziano Nicolò Contarini, acquistate le vecchie seghe di contrà Zannoni, ormai in rovina, costruisce tre ruote da mulino, un maglio, un folo da panni, un edificio da seta ed una cartiera, che opereranno per una cinquantina d'anni (sarà forse questa la ragione, per la quale, in suo onore, da contrà Zannoni diventerà contrà Contarini).

Nel seconda metà del Settecento comincia ad espandersi la coltivazione del tabacco (precedentemente era coltivato solo negli orti come pianta ornamentale o medicinale). Ben presto tale coltivazione prende sempre più piede, diventando per almeno due secoli - da metà Settecento a metà Novecento - la principale, se non unica, risorsa di sopravvivenza per le contrade della Destra Brenta, soppiantando gradualmente le colture del gelso, della canapa, del granoturco e del miglio. Questa nuova coltivazione darà origine a quella che può considerarsi la più grande trasformazione ambientale del nostro territorio attraverso la realizzazione dei cosiddetti terrazzamenti (banche) sui declivi delle nostre montagne mediante le masiere, i caratteristici muri a secco, in alcune zone di dimensioni veramente imponenti.

Venezia, sin dall'inizio assume il monopolio di questo nuovo prodotto, vietandone la semina, l’impianto e la vendita. Si arriverà addirittura all'espianto. Tutto inutile. Si continuerà a piantare... e a contrabbandare.

Tra fine Settecento e inizio Ottocento, il territorio della valle è teatro di scontri bellici. Nel 1797, Napoleone, di passaggio per la valle, si scontra con gli austriaci in località Laste di Campolongo, sotto la Grotta del Sasso, saccheggiando l'attuale nuova chiesa, non ancora ultimata.

Una decina d'anni dopo l'unificazione al regno d'Italia (1866), inizia il triste e massiccio fenomeno dell'emigrazione, in tutta la valle (meno vistoso nel nostro comune, ma pur sempre consistente).

In seguito alla rotta di Caporetto, l'11 dicembre 1917 - dopo un violento bomabardamento nemico - la popolazione di Campolongo andrà esule in diverse regioni d'Italia. Vi farà ritorno nella Pasqua del 1919, riprendendo la coltivazione del tabacco, il contrabbando o l'emigrazione. Con gli anni Sessanta - grazie al sorgere in paese di piccole industrie -, anche Campolongo, da una economia prevalentemente agricola, passa ad una graduale economia industriale, contribuendo così ad arrestare il fenomeno dell'emigrazione. Negli anni Novanta - chiusasi la lunga parentesi dell'emigrazione - il paese sta vivendo una nuova situazione: da paese di emigrazione sta diventando paese di immigrazione.

Monumenti

L'unico monumento significativo di Campolongo è rappresentato dalla chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna del Carmine. Iniziata nel 1793 venne completata nel 1826. Opera degli fratelli Menegazzi di Caupo nel feltrino, su disegno dell'arch. Antonio Gaidon. Edificio a croce greca, cioè con le braccia di eguale grandezza, e con uguali dimensioni in altezza, larghezza e lunghezza, come è scritto sopra l’arco trionfale della chiesa stessa (Altitudo, latitudo et longitudo eius aequalia sunt). Lateralmente, incorporati alla facciata di stile neorinascimentale, i due campanili: quello a nord, rimasto incompiuto, è stato completato nel 1956, mentre quello a sud è il vecchio campanile (1655) della precedente chiesetta costruita nel 1637, che avrebbe dovuto essere abbattuto, ma che la risoluta volontà popolare, come si tramanda, salvò dalla demolizione.

Tra le opere d'arte in essa contenute meritano di essere ricordate: le due belle pale di Giulio Carpioni (Santissima Trinità e Sant'Antonio), l'affresco del soffitto - sette metri per sette - di Giambattista Canal, rappresentante la Madonna Assunta (1812), un pregevole battistero ligneo, la statua della Madonna del Carmine e dei santi Filippo e Giacomo, patroni della chiesa.

Sulla secentesca torre campanaria, giace silente, l’antico orologio commissionato nel 1740 dalla nostra comunità al solagnese Bortolo Feracin - ingegnere della Serenissima - che passerà alla storia come il “Ferracina”.

Di Antonio Bonato

Per un approfondimento della storia del comune di Campolongo sul Brenta si suggerisce la seguente bibliografia:

Comune di Campolongo sul Brenta (VI), p. IVA ..., tel. 0444 ..., fax 0444 ...
e-mail: segreteria@comune.campolongosulbrenta.vi.it